È alla soglia dei 30 anni e non si è ancora laureato. Lavorare? Se giocare a basket può essere considerata un´occupazione, allora è economicamente indipendente e vive lontano (pochino) dalla famiglia che è di Caldiero. Non solo per questo Giorgio Boscagin, capitano della Tezenis, nato a Tregnago il 18 aprile del 1983, ritiene di non avere i requisiti dello «sfigato» descritti qualche giorno fa dal viceministro Martone. «Me ne sono andato di casa che non avevo vent´anni», dice. «Ho accumulato così tanta esperienza in giro per l´Italia che mi sento ben lontano dall´essere considerato uno sfigato».
Però essere un campione, sfondare nello sport, ti fa superare molti ostacoli.
Direi di sì. Occorre comunque riuscire ad emergere. Lo sport dà la possibilità di conoscere molte persone, sai di essere apprezzato quando dai tutto te stesso e hai qualche chances in più proprio perché ti viene riservato un occhio di riguardo.
Caldiero è uno dei pochi paesi di Verona privo di cultura cestistica. Lei come ha scoperto il basket?
Attraverso mio padre che è stato un modesto giocatore e mi portava al palasport. Insieme ai miei cugini, ai quali sono molto legato, ho giocato a calcio, pallavolo, nuoto... poi un giorno mi è venuta la fissa per il basket e sono entrato in Scaligera.
C´è una cosa che non sopporta della sua vita da atleta?
I tempi morti delle trasferte, i lunghi viaggi. Dovermi negare la compagnia degli amici e delle persone a cui voglio molto bene trascorrendo ore e ore per strada.
Capitolo donne. Cosa invidia loro?
L´indipendenza.
Cosa vorrebbe provare?
Non saprei. Di certo non sono curioso di sperimentare un parto che mi dicono essere molto doloroso. Ho un legame molto forte con mia madre: credo di aver ereditato da lei un po´ della sua femminilità.
Fidanzato?
Da sei mesi con Sara, una ragazza veronese. È un rapporto che già ritengo importante. L´amore ha un posto significativo nella mia vita.
Voi sportivi vi sentite come i marinai? Ogni porto una donna?
Ho avuto anche una ragazza a Reggio Emilia. Quando si è lontani da casa, dai familiari, è logico cercare un legame affettivo: i miei sono sempre stati sinceri.
Il dibattito sulla donna oggetto è sempre aperto. E i commessi a torso nudo di Abercrombie?
Sono fuori dai miei standard, che il negozio sia a Milano o a New York.
Passiamo al personale...
Sono un ragazzo tranquillo, non mi scaldo mai e se mi arrabbio in campo sono sempre contenuto. Vorrei non essere così testardo.
Ha mai pianto?
Certo. L´ultima volta significativa è stato per la morte di mio zio. Ma in altre situazioni ho speso due lacrime senza vergogna. La prima stagione a Reggio Emilia è stata dura: a vent´anni mi mancava la famiglia, mi sentivo solo. Ma ho imparato presto a cavarmela e soprattutto ad affrontare ogni sorta di situazione.
Mai commesso un´illegalità?
Forse ho rubato qualche caramella da bambino. Ora ho un rapporto conflittuale con i vigili: mi sono preso qualche multa di troppo per eccesso di velocità.
Cos´ha ancora di bambino e cosa ha già di un pensionato?
Mi piace giocare, vivere la vita di tutti i giorni con il sorriso. Forse sono un po´ troppo riflessivo, seguo poco l´istinto.
Il suo rapporto con alcool e fumo?
Le sigarette non mi piacciono, un buon bicchiere in compagnia con gli amici lo bevo volentieri.
Paura di invecchiare?
Sono alla soglia dei trenta, sto cambiando prospettiva. Forse mi fa paura non essere più attivo, non fare più sport. Alla morte non ci penso.
Ha un´idea di come possa essere il paradiso?
Non sono credente, dopo la morte non c´è nulla.
Cos´è la felicità?
Stare a proprio agio con gli amici. Ho vissuti momenti acuti di felicità nello sport e nei rapporti interpersonali. Se la felicità è star bene con se stessi io lo sono.
Vita di tutti i giorni. Se dico Mario, a chi pensa?
A SuperMario, il giochino. E poi a Mario West, compagno di squadra. A Monti meglio non pensare.
Si parla molto anche di evasione?
È un momento difficile per l´economia, ma per evasione io penso ai momenti che passo con amici e parenti.
Le cronache dicono anche che i comandanti non contano più. Da capitano cosa ne pensa?
Che ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, anche in politica. Mi pare che i movimenti nati in Sicilia e in Sardegna siano il sintomo che le persone non si fidano più di chi li dovrebbe guidare. Il mio ruolo all´interno della squadra non è diverso: cerco di dirigere un gruppo verso le situazioni migliori, ma sul campo comanda la squadra.
Verona ha avuto due grandi allenatori, Bagnoli e Castagnetti.
Il secondo l´ho conosciuto solo attraverso le imprese di Federica Pellegrini. Il primo è il mito: significa scudetto.
Cosa vorrebbe leggere?
Non sono un grande lettore: mi piacciono le biografie, mi aiutano a scoprire i tratti nascosti dei personaggi, soprattutto dei campioni. Da milanista ho letto quella di Ibrahimovic. Altrimenti leggo Fabio Volo che sa catturare i tratti salienti della mia generazione con grande sensibilità, senza moralismi. Anche se l´ultimo suo libro l´ho lasciato a metà.
Anna Perlini - L'Arena